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Le ragioni di un nome

di Chiara Peri

Mi è stato fatto notare da un amico che studia negli Stati Uniti che non si può più usare a cuor leggero il nome «Orientalisti» senza fare qualche precisazione, almeno da quando un celebre libro di Edward Said (Orientalism, 1978) ha gettato una luce del tutto nuova sul termine «orientalismo». Non è questa la sede per discutere diffusamente di un’opera tanto provocatoria quanto acuta, su cui si è sviluppato un lungo dibattito: a volte molto proficuo per i nostri studi, a volte molto meno pertinente, ma che comunque non è possibile ignorare quando si tratta di scegliere delle definizioni. «Orientalismo» e «orientalista» sarebbero secondo Said termini troppo strettamente legati all’atteggiamento di superiorità dell’imperialismo europeo del secolo XIX e degli inizi del XX. L’«Orientalismo» sarebbe più precisamente un sistema di idee sostanzialmente stabile, che viene insegnato anche e soprattutto attraverso i canali accademici, con la precisa finalità di comprendere e spesso di controllare, manipolare e persino assimilare un mondo nuovo, diverso e, per certi aspetti, alternativo. Tale sistema si baserebbe su un gruppo ristretto di nozioni generali con cui si è tentato di dominare un’imponente mole di dati empirici. E come negare in queste nozioni generali una presenza esplicita e implicita di pregiudizi sulla superiorità europea, di dottrine razziste e di un’immagine dell’Oriente troppo astratta e immutabile?

Mi pare che sia necessario fare due precisazioni, una meramente terminologica e una più di sostanza. Said indica come possibili alternative alla parola «orientalismo» dei termini meno ‘compromessi’, quali «Oriental Studies» e «Area Studies». Tuttavia quando in italiano usiamo il termine «orientalista» facciamo riferimento non tanto a «orientalismo» (Orientalism) quanto a «orientalistica», che è appunto l’equivalente italiano di «Oriental Studies». Per questo motivo penso che con «orientalista» possiamo tranquillamente intendere uno studioso di discipline che riguardano l’Oriente, non necessariamente animato da esplicite o implicite posizioni colonialiste.

Una seconda precisazione riguarda le considerazioni di Said sulla natura politica del sapere: credo che siamo tutti consapevoli (e i membri dell’Associazione ne hanno lungamente discusso al nostro primo incontro) che il sapere ‘puro’ non esiste e che lo studioso non può prescindere dal fatto di essere un membro della società, per quanto si possa sforzare di raggiungere una relativa indipendenza. Non siamo così ingenui da non renderci conto di quanto la storia delle nostre discipline sia intrecciata a quella del colonialismo e abbia in un passato neanche tanto lontano fatto abbondante uso di stereotipi, rendendosi a tratti complice e strumento di una precisa e organizzata volontà di manipolazione. Siamo altrettanto consapevoli che questo processo non è finito con la presunta indipendenza delle ex-colonie. Persiste infatti, e anzi è persino aumentata, la volontà di controllare (culturalmente, economicamente e politicamente) il Vicino e Medio Oriente, anche e soprattutto attraverso la costruzione a tavolino dell’immagine che la società occidentale ha dell’‘orientale’, del ‘musulmano’, e più in generale dello straniero. Le discipline orientalistiche, anche se molto più sofisticate e apparentemente politically correct rispetto ai loro esordi – nessuno oggi sottoscriverebbe alcune affermazioni di Renan sui semiti, pur ammirando la sua competenza di filologo e linguista – sono ancora spesso strumento, pretesto e maschera di rispettabilità per azioni che con la curiosità intellettuale hanno ben poco a che fare.

Essere consapevoli di questo è il punto di partenza. Quello che qui tentiamo di dimostrare è che si può studiare questi (e altri) argomenti in modo onesto. Non credo che bisognerebbe avere paura delle definizioni, che sono sempre relative e in una certa misura inadeguate. L’esperimento che proponiamo con l’Associazione Orientalisti consiste appunto nel creare spazio e occasioni per mettere in discussione assunti, risultati e definizioni.