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Ricordo di Roberto Palazzi

di Chiara Peri

Roberto Palazzi non era un orientalista. Era un libraio antiquario, o per meglio dire un bibliofilo. Forse, per dire ancora meglio, un curioso. E per essere esatti, un giusto.

Abbiamo scelto di dedicare a lui il secondo incontro degli Orientalisti perché sentiamo di dovergli qualcosa. Non tutti i partecipanti al primo convegno del dicembre 2001 sapevano che quell’omone biondo che se ne stava seduto nelle ultime file si era preoccupato di trovarci la sala per il nostro incontro, di riempirci di incoraggiamenti e consigli e persino di regalarci il pacco di carta su cui abbiamo stampato gli inviti.

Roberto credeva nei progetti degli altri con la fiducia e l’entusiasmo che mai riservava ai propri. E al nostro aveva dedicato un affetto particolare. Per questo è giusto ricordarlo con il rispetto che merita, e manifestare la gratitudine che era così difficile, schivo com’era, esprimergli del tutto quando era tra noi.

Mi dispiace sinceramente per chi non l’ha conosciuto. Pensando a loro, ho pensato di aggiungere due piccoli brani scritti da lui. Il primo rende giustizia alla sua gioia di vivere e alla sua ricchezza umana, che riusciva ad andare incontro alle persone più diverse. Il secondo è tratto da una sua relazione su un tema che gli era molto caro e su cui pensava di scrivere un libro: i falsi, in tutte le accezioni umanamente possibili. È per dare un piccolo saggio del vulcanico Palazzi in azione.

«Roma, si sa, è più felliniana di quanto Fellini abbia potuto mostrare nei suoi film; ora poi, con l’alternanza dei poli politici, la situazione è ancora più fluida, nelle tavole dei salotti e nelle tavolate nelle osterie. Così ti può capitare un giorno di discutere le dementi teorie economiche del grande poeta Ezra Pound con un gentile ex marò della X Mas, l’altro di stringere la mano a un ex-brigatista che si è fatto gli “n” processi Moro e dopo essersi beccato un po’ di ergastoli gira libero per motivi di salute. Di passare dalla mitica trattoria della “Sora Rosa” a dei sardi di Monteverde Vecchio, all’ebreo-tripolino dalle parti di piazza Bologna, al coreano doc che il fornello a gas invece di essere in cucina è ficcato nel mezzo del tavolo, fino ad arrivare a una certa enotecotta infernale, dove le conversazioni spaziano dalla casseûla ai casseur. Insomma i convitati di queste riunioni conviviali spesso decise all’ultimo momento sono quantomai diversi, c’è il nobile esperto di araldica (e dei falsi nobili), il maestro del restauro del libro nonché docente di storia della legatoria d’arte in una università situata nel calcagno d’Italia, l’ingegnere maniaco dell’India e del dialogo interreligioso, l’esimio ordinario di filologia romanza autore del definitivo saggio sull’origine del detto Si lavora e si fatica..., un (altro) ingegnere devoto della vela e (sorpresa) dell’alpinismo...»
«Forse non ce ne rendiamo bene conto, ma siamo circondati, immersi quotidianamente nei falsi, nel falso. Sul “Corriere della Sera” di sei giorni fa, per esempio, c’era questa notizia: “Falsi diplomi a Cassino e a Roma III. Indaga la Digos: Gli Atenei smentiscono. — Avviata un’indagine della Digos di Frosinone e di Roma su presunti corsi di specializzazione svolti in alcune scuole private, alla fine dei quali sarebbero stati rilasciati diplomi falsi...”. E nella pagina dal “Corriere” dedicata a Internet si parlava, in quello stesso giorno, del “famoso falso sito whitehouse.com, che si confonde facilmente con whitehouse.org”. Per curiosità sono andato a vedere. Whitehouse.com è in effetti un sito porno, ma lo è anche whitehouse.org. L’articolista in questo vorticoso giro di falsi siti si è confuso e ha dimenticato di dire che il vero sito della Casa Bianca è whitehouse.gov. Su whitehouse.org non si tratta di Bill Clinton ma di “bondage”. Non ci sono solo le false borse di Gucci, le false magliette Lacoste, i falsi orologi Rolex, i falsi Compact Disc, le false videocassette, i francobolli falsi, le banconote false, i falsi titoli nobiliari, i piemontesi falsi e cortesi, le chiavi false dei “topi” d’appartamento, le false carte di credito, i falsi Ordini di Malta (e i falsi Rosa Croce, sempreché ne esistano di “veri”), le false prospettive di M.C. Escher... ma anche la falsa coscienza, i falsi sentimenti, le false promesse, i falsi dèi, i falsi ricordi, la falsa filosofia, i falsi profeti... A una mia amica che si è laureata recentemente in filologia semitica, ho chiesto notizie sui falsi profeti nella Bibbia. Lei mi ha informato che ci sono ben tre categorie diverse di profeti. Dal che si deduce che ci sono in potenza tre diverse categorie di “falsi” profeti. E come distinguere un vero profeta da uno falso? Non mi sembra facile. Allora è chiaro che la categoria “falso” partecipa alla vita di tutti, alla vita d’ogni giorno, fin dall’origine dell’umanità, è un doppio, uno specchio, come la maschera e il volto e spesso non si distingue l’uno dall’altro, o peggio il volto viene preso per la maschera e viceversa. Alcuni di questi falsi sono “innocui”, causano solamente più o meno onerosi danni economici, altri ancora possono cambiare la storia o essere la base di catastrofi mai viste.»